A Genova per scaricare Monti, intervista al Segretario Federale Roberto Maroni – La Padania Domenica 2-12

«Si è aperta una nuova va fase politica Il mondo sta cambiando. Quello che conoscevamo prima non esiste ormai più. Non passa giorno che decine di imprese non chiudano i battenti; i dati sulla disoccupazione sono devastanti, soprattutto tra i giovani. Ora è il momento del coraggio.
Di capire e agire che se non si dimezzano le tasse alle nostre aziende per almeno due anni, qui fallisce tutto. E i soldi ci sono. Basterebbe lasciare sul territorio il 75 per cento delle tasse». li leader della Lega Roberto Maroni arriva- puntuale alle 18 al Palazzo del Parco, nel cuore di Bordighera, per l’incontro col mondo imprenditoriale femminile ligure organizzato dall’ex sottosegretario Sonia Viale. Una puntualità “svizzera”. Come ci ricordano alcune signore: anche perchè sorridono – «le donne non si fanno mai aspettare..» , Una battuta apprezzata da Maroni che proprio qui, l’anno scorso, da ex ministro deill’Interno, usò il pugno di ferro commissariando il Comune di Bordighera per presunte infiltrazioni con la n’drangheta (
«ln fondo non ho fatto altro che il mio dovere spiegherà poco dopo). E non mancherà il tempo per parlare di legalità in una terra, la Liguria, che in quel 2011 si sveglio improvvisamente sotto i riflettori di cronache fino ad allora sconosciute. Prima però c’è da tirare qualche legnata al governo Monti «bravo solo a tassare le imprese»; a «creare disoccupati» e a «deprimere i consumi». Maroni ha le idee chiare: due le priorità per il Nord. Si chiamano fisco e accesso al credito. Il primo «troppo pesante da sostenere», il secondo odore ormai di sogni. «L’Europa scelse di dare alle banche migliaia di euro perché venissero investiti nell’economia locale. Non è successo nulla di tutto questo. Quelle risorse — annota con amarezza il leader del Carroccio – sono state investite per acquistare i titoli di Stato. Non un euro e andato alle famiglie o alle imprese. Con un governo che continua a guardare senza mai intervenire» Poi si scopre che il Monte dei Paschi di Siena riceve da Roma 4 miliardi di euro in prestito a tasso zero «senza in cambio fare il proprio mestiere» Tradotto. «prestare i soldi». Maroni sottolinea più volte la parola “prestare”. «Nessuna impresa chiede regali, tanto meno aiuti di Stato. Chiede un accesso al credito oggi diventano impossibile Lo pretende come pretende che si abbassi la pressione fiscale». I numeri di Confartigianato danno ragione all’ex ministro del Welfare: 122 miliardi di euro investiti dalle banche per l’acquisto di Bot e cct. Di contro 48 miliardi di euro in meno di finanziamenti a imprese e famiglie. E questo solo nell’ultimo anno. Cifre drammatiche di un governo e di banche che «hanno chiuso i rubinetti al mondo produttivo e stanno facendo morire il Nord». Non è un caso che “Bobo”, come lo chiamano gli amici più vicini, torni più volte su un numero ben preciso 75. «La percentuale di tasse che deve restare su ogni territorio» Da qui si può e si deve ripartire. Dal «blocco del Nord: Lombardia, Piemonte, Veneto governate da tre leghisti ( io corro per vincere») e anche la Liguria». Perche «la gente è stanca di pagare per tappare i buchi degli altri. E se riusciremo a rattenere il 75 per cento delle tasse allora si che si potranno aiutare quelle piccole e medie imprese vero cuor pulsante del Paese». Quelle imprese a cui Maroni, da ministro del Welfare, attribuì un forte ruolo sociale «Non danno solo uno stipendio a una famiglia. Hanno una funzione educativa e formativa straordinaria. Oggi invece assistiamo alla loro umiliazione» Troppe tasse, zero accesso al credito. E giù le saracinesche. quando invece bisognerebbe puntare tutto «sulla valorizzazione del territorio. Anche con l’idea di appalti a km zero Basta aziende che arrivano da fuori che prendono i soldi e per poi fallire il giorno dopo». Le idee ci sono. i progetti pure. «Ora andiamo a vincere in Lombardia e cela faremo. Stiamo chiudendo le ultime liste. Poi si parte col programma definitivo», E Berlusconi? «Lo vedo bene sulla panchina del Milan», scherza Maroni che si dice poco interessato alle eventuali primarie nel centrodestra, meno ancora a quelle del Pd: «Meglio Renzi o Bersani? Guardate che non vado a votare…». sorride ancora. C’è spazio per parlare dei sindaci baluardi a difesa del territorio alle prese con pesanti tagli e un «patto di stabilità mortificante». Poi, poco prima delle 20, i saluti a una sala stracolma dove si riconoscono i volti di alcuni parlamentari donne della Lega da Maria Piera Pastore a Laura Molteni
fino a Emanuela Munerato. C’è solo il tempo per ricordare la grande manifestazione di domenica 2-12 a Genova (ore 11.30 ai magazzini del Cotone antico porto): «Dalla Liguria si era aperta una brutta pagina per il nostro movimento. Da qui, da Genova, si volta definitivamente pagina per fare della Lega il primo partito del Nord».

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