Albenga, polemica sul “Di Ferro”. Porro (LN): “Per colpa dell’assessore Vespo via la sezione lattanti e meno introiti”

Albenga, polemica sul “Di Ferro”. Porro (LN): “Per colpa dell’assessore Vespo via la sezione lattanti e meno introiti”
Scontro tra la consigliera della Lega e l’assessore al sociale. Albenga. “Qualcuno dia ripetizioni di matematica all’assessore Vespo: per gestire l’asilo nido comunale sono sufficienti un po’ di nozioni di buona economia domestica. E soprattutto non si può tagliare un servizio come la sezione lattanti per malagestione delle rette mensili e ridurre la fascia dei bimbi iscritti al nido, a favore delle strutture private del territorio”.Così il capogruppo di minoranza della Lega Nord di Albenga Cristina Porro commenta le dichiarazioni fatte dall’assessore ai servizi sociali Simona Vespo in occasione del consiglio comunale dell’altra sera e riguardanti l’asilo nido “Di Ferro”.“L’assessore – spiega Cristina Porro – ha dichiarato: ‘Avete lasciato un buco di oltre 400 mila euro nella gestione dell’asilo nido’. Con queste parole l’assessore ha dato prova in diretta streaming della sua ignoranza amministrativa confondendo il costo complessivo delle spese della struttura (pari a circa 400 mila euro annui) con un debito inesistente. Con ciò cercando di giustificare maldestramente un ridotto incasso, sotto l’amministrazione Cangiano, delle rette mensili di frequenza all’asilo nido comunale”.“Sì, perché c’è gente che paga regolarmente a fronte di alcuni furbetti che non hanno pagato, pur continuando ad usufruire di un servizio, nonostante la struttura del Roberto Di Ferro di via Torino sia nata e continui ad essere aperta e funzionale per accogliere i bimbi prima di tutto di entrambi i genitori lavoratori. Se papà e mamma lavorano, non possono non avere reddito minimo per pagare la retta mensile dell’asilo nido, se invece non lavorano e non pagano non hanno diritto ad utilizzare ‘a scrocco’ l’asilo”.Per Cristina Porro si tratta di un “film già visto”: “Stiamo ritornando ai tempi dell’ex assessore Salata dell’amministrazione comunale di Tabbò (2005-2010), quando al nido Di Ferro non pagava nessuno e i posti per i neonati lattanti erano soltanto due. Anzi, abbiamo peggiorato ancora, perché se dal 2010 al 2013, epoca dell’assessore Eraldo Ciangherotti, la sezione bimbi lattanti (per bambini di età compresa tra i 3 mesi e l’anno) era stata portata a 12 posti e il Nido nel 2012 e nel 2013 aveva raggiunto un incasso, per le rette, di ben 107 mila euro annui, oggi, nel 2015, è sceso a 80 mila euro annui di rette incassate con bimbi dal 3 mese al primo anno di vita rifiutati nella struttura”.Un mancato introito che pesa: “Trenta mila euro di meno di introiti che, per incuria e negligenza dell’assessore Vespo, hanno reso impossibile assumere un’educatrice dedicata ai neonati, causando la soppressione, nell’anno scolastico 2015-2016, della sezione bimbi lattanti. Unica novità dell’assessore Vespo, in quasi due anni di governo, aver costretto le famiglie a portarsi le lenzuoline e federe da casa per il pisolino pomeridiano dei bambini, così da eliminare il lavaggio delle lenzuola nel locale lavanderia interno al Nido”.
Ivg.it 29-11-15

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