Capretto macellato in strada, assolti due rom. Lega: “Sentenza scandalosa”

Liguria. “Una sentenza scandalosa”. Così il consigliere regionale della Lega Nord, Alessandro Puggioni commenta la decisione della Corte d’Appello di Genova di assolvere due rom che un paio di anni fa avevano macellato in mezzo alla strada un capretto, con rito islamico senza autorizzazioni.

“Appeso a testa in giù e lasciato morire dissanguato – si legge nella nota di Puggioni -. E’ mai possibile giustificare addirittura davanti alla legge un simile gesto? Io penso proprio di no. Se per il giudice della Corte d’Appello di Genova una pratica come il sacrificio rituale musulmano o ebraico, che è di per sé crudele, se parametrata alla sofferenza inflitta, non può essere considerata illecita poiché esplicitamente ammessa per il rispetto dell’altrui libertà religiosa e quindi non lesiva del comune senso di pietà, per me tutta questa motivazione non vale. Anzi, in merito a questo fatto la mia condanna è decisa e dura”.

E tutta la Lega Nord in Regione Liguria la pensa come il consigliere Puggioni. Risale infatti a pochi mesi fa l’approvazione di una mozione in cui si chiedeva di condannare la pratica della macellazione rituale islamica.

“Non è soltanto una battaglia della Lega – aggiunge la prima firmataria del documento, il consigliere Stefania Pucciarelli – ma una battaglia condivisa trasversalmente da chiunque possieda un minimo di sensibilità nei confronti degli animali. Il vero dramma consiste però nel fatto che spesso e volentieri i fedeli islamici praticano la macellazione rituale autonomamente e nei posti meno adatti, siano questi garage, cantine, palestre, giardini o sottoscala, abolendo ogni norma igienico- sanitaria, scolando il più delle volte il sangue in lavandini e bagni privati. Attraverso la Mozione presentata, abbiamo chiesto a Regione Liguria di assumere una forte posizione di condanna rispetto alla pratica della macellazione rituale islamica. Sono quindi allibita di una simile sentenza e soprattutto non comprendo come possa un giudice, davanti alla frase che la legge è uguale per tutti, fare distinzioni per motivi di natura religiosa”.

Genova24.it 09-05-16

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