Città metropolitana, il listone non fa il pieno, eletto Franco Senarega gli auguri del Segretario Nazionale Sonia Viale

A Franco Senarega neoeletto consigliere della città metropolitana di Genova un bravo e gli auguri di buon lavoro. Da leghista dovrà tutelare tutti i territori, da levante a ponente della provincia di Genova. Ma che dire della riforma delle province volute da Monti e poi Letta e Renzi? Hanno preso in giro i cittadini: la riforma forse non dura perché è incostituzionale, ma intanto le province che rappresentavano questo enorme spreco ora ce le ritroviamo lo stesso, daranno peggiori servizi ed i cittadini non possono più votare. Questo è il bel modello di democrazia imposto dai poteri forti con i governi dei tecnici.

Articolo tratto da ‘’Il Secolo XIX’ del 29-09-14
Successo delle liste alternative di Della Bianca e Capurro
Città metropolitana, il listone non fa il pieno, Genova, 13 seggi su 18 al Pd e agli alleati di centrodestra.

NON È BASTATO a garantire il rispetto dei “pronostici” della vigilia l’alta affluenza registrata nel seggio della sala Arazzi sin dalle prime ore della mattina: 64,66% degli aventi diritto già alle 12 di ieri. Quota schizzata all’84,78% alle 20, ora di chiusura delle urne. L’elezione per la Città metropolitana è finita un po’ sotto le (peggiori) attese per il listone bipartisan, frutto dell’accordo Doria-Vinai-Biasotti: la lista “Costituente per la città” metropolitana ha portato a casa tredici consiglieri su 18, contro i14 attesi come minimo: circa il 70% del totale. Ma di quei tredici, solo sei sono del Pd (con l’ex assessore Gianni Vassallo, primo degli eletti) più Enrico Pignone (lista Doria), Gian Piero Pastorino (Sel) e Stefano Anzalone (ex Idv). Poi, sempre col listone, sono entrati tre consiglieri di centrodestra, tra cui il sindaco di Chiavari,Roberto Levaggi ( Ncd).Clamorosa, e sicuramente foriera di una resa dei conti interna, l’esclusione di Lilli Lauro, capogruppo dei forzisti a Palazzo Tursi, sponsorizzata invano direttamente da Sandro Biasotti, senatore e coordinatore regionale di Fi. Tutti sindaci gli altri “trombati” eccellenti: Maria Luisa Biorci (Arenzano, Pd), Giorgio D’Alia (Portofino, Fi), Giuseppe Maschio( Borzonasca,area Pd)e Guido Guelfo (Lumarzo, Fi), «Se votano tutti – avevano pronosticano appena tre giorni fa nelle stanze del Pd, uno dei pilastri del listone accanto alle forze del centrodestra – potremo schierare tra i 14 e i 16consiglieri». Invece, sono solo tredici: uno in meno del previsto. Mentre alle due liste di opposizione- “Comuni e Comunità” e “Liste civiche Noi per l’area Vasta – che fanno capo rispettivamente al trio Capurro-Chiesa- Boitano e al duo Della Bianca-Musso sono andati in totale cinque consiglieri: tre alla prima lista, che ha sottratto voti a Maschio nel Tigullio, e due alla seconda. A passare sono stati, per“Comuni e Comunità”, il capogruppo Udc a Tursi, Alfonso Gioia, già presidente del consiglio provinciale, il collega di partito Giovanni Collorado, sindaco di Castiglione Chiavarese, e Franco Senarega, assessore a Recco e segretario provinciale della Lega Nord. Quanto ai due promossi di “Liste civiche”, la compagine direttamente ispirata dalla consigliera regionale Raffaella Della Bianca (una sorta di test in vista della battaglia che porterà avanti per la conquista della presidenza della Regione), sono quelli dati già per favoriti: Pietro Salemi, dirigente delle Poste e consigliere a Genova per la lista Musso, e l’ex sindaco di Recco, Gian Luca Buccilli. Meglio del previsto, appunto, per i “dissidenti”. Molto meglio considerando che, nella migliore delle ipotesi (dal punto di vista dei partiti a capo del listone:Pd,Fi, SeledNcd) alle due squadre antagoniste scese in campo «contro il grande inciucio» sarebbero dovuti andare solo due consiglieri: uno a testa. Significa che anche le elezioni di secondo livello, come sono quelle della Città metropolitana, prefigurazione del modello in serbo per il Senato, possono riservare sorprese. Anche se gli elettori sono gli stessi politici che votano i propri rappresentanti nel loro stesso ambito. E possono quindi essere naturalmente “sensibili” agli accordi stretti nelle segreterie dei partiti sui nomi e gli equilibri da favorire. È quanto avvenuto ieri per l’elezione del consiglio metropolitano, che entro il 31 dicembre dovrà varare lo statuto della Città metropolitana, destinata a rimpiazzare a tutti gli effetti la Provincia di Genova a partire dal 1° gennaio 2015. Data in cui il nuovo organismo sovra comunale comincerà ad operare sotto la regia del sindaco di Genova, Marco Doria, che diventerà di diritto sindaco metropolitano dopo essere stato, da ieri sino a fine anno, presidente del consiglio metropolitano. Alle urne erano chiamati 815 sindaci e amministratori dei 66 Comuni dell’ex Provincia (esclusa solo Zoagli perché commissariata). Hanno risposto in massa, anche perché alcuni protagonisti eccellenti della battaglia – come il capogruppo Udc in Sala Rossa, Alfonso Gioia, il consigliere regionale Armando Capurro, il sindaco di Ronco, Simone Franceschi – erano presenti ieri nella sede della Provincia a presidiare i seggi per ridurre al minimo le defezioni (vedi articolo qui accanto). Alla fine,sonoandatiavotare691“ grandi elettori”su una platea potenziale di 815 aventi diritto: l’84,78% del totale. Non c’è stata neppure la temuta defezione degli eletti nei piccoli Comuni dell’entroterra, chiamati a macinare decine di chilometri (a proprie spese) per esercitare il diritto-dovere del voto. Una preferenza che, tra l’altro, aveva un peso “ponderato” minimo rispetto a quello delle maggiori realtà amministrative. Per dare un’idea: dai 27 voti espressi dal singolo consigliere di Rondanina ai 1.097 di ciascun consigliere genovese.

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