Comitato per la Dop Taggiasca, richiesta a ministero e Regione

Stampa Imperia di martedì 14 marzo 2017
di Pomati Andrea

Sono la attività che aderiscono al Comitato Dop taggiasca presieduto da Roberto DeAndreis ettari È la superficie di terreno coltivato a olive di Imperiese e Savonese dalle aziende nel Comitato Una svolta nella vicenda legata ai prodotti tipici Comitato per la Dop Taggiasca richiesta a ministero e Regione Avviato l’iter, per ora non si parla di cambiare il nome in giuggiolina ANDREA POMATI IMPERIA Svolta nella vicenda della Dop «Taggiasca» per l’olio extravergine. II comitato promotore per la Dop presieduto da Roberto De Andreis ha infatti avviato ufficialmente l’iter per cercare di ottenere il riconoscimento, inviando via posta certificata la relativa richiesta di registrazione al ministero per le Politiche agricole e alla Regione. Preferisce invece un’altra soluzione il Comitato Salva Taggiasca, che non vuole il cambio del nome della cultivar. Spiega De Andreis: «Le 1251 aziende che hanno aderito, il cui numero è destinato a crescere, rappresentano 2500 ettari di terreno coltivato a olive nelle province di Imperia e Savona. Abbiamo deciso di procedere, anche dietro istanza delle stesse imprese, per puntare a difendere la Taggiasca come prodotto del territorio ed evitare che la sua produzione possa avvenire in altre zone d’Italia o all’estero, come del resto sta già accadendo».

La proposta della Dop Taggiasca era stata avanzata diversi mesi fa ed era stata legata al cambio del nome della cultivar da «oliva Taggiasca» a «oliva Giuggiolina» o «Tonda Gentile». Un’ipotesi che aveva creato non poche polemiche e la formazione di un comitato contrario, che aveva raccolto 700 firme di adesione. Sottolinea il presidente del Comitato Salva Taggiasca Simone Rossi: «In questo momento la necessità è quella di andare ad attribuire la Dop alle olive da mensa del Ponente Ligure di cultivar Taggiasca, prodotto che sempre più va ad affermarsi sui mercati. Stiamo studiando, aiutati da tecnici esperti delle linee da seguire, sempre più convinti che una certificazione come quella attribuita dalla Dop deve essere volontaria e non obbligatoria; non deve intaccare quella ricchezza commerciale, ottenuta negli anni dagli altri prodotti dell’oliva (Dop dell’olio e mono-cultivar Taggiasca); deve essere il più vicina possibile a tutto il comparto oleicolo e deve coinvolgere tutte le aziende, dalle più piccole alle più grandi». De Andreis dal canto suo puntualizza: «Noi ci siamo limitati a chiedere la registrazione della Dop Taggiasca. Punto. I passi successivi li dovrà fare il ministero e inizieranno con un incontro, mercoledì prossimo (domani per chi legge, ndr), che avevamo già fissato a Roma fra noi, i funzionari ministeriali e l’assessore regionale all’Agricoltura Stefano Mai. Poi ci dovrà essere una consultazione sul territorio e quindi l’istanza dovrà essere trasferita all’Unione europea per il riconoscimento. È chiaro che una Dop non può avere lo stesso nome di una cultivar, ma questo è un problema che dovrà essere affrontato in seguito e non da noi». Il progetto della Dop Taggiasca vede il sostegno di Cia, Coldiretti e Confagricoltura a livello regionale, Confindustria Imperia, Camere di commercio e Consorzio per l’Olio Dop Riviera ligure.

Oar NC NO Nl(LNI ONUiiI P15fNVNiI La replica dell’altro comitato II Comitato Salva Taggiasca, forte di 700 firme, che si oppone al cambiamento del nome della cultivar replica rilanciando il progetto perla Dop delle olive da mensa e si affida a tecnici, chiedendo che la certificazione Dop sia volontaria ***

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