Consiglio immigrazione, Assessore Viale contro il prefetto per l’invito agli islamici

Secolo XIX Genova di giovedì 18 gennaio 2018
di Costante Alessandra

PRIMA RIUNIONE DELL’ORGANISMO Consiglio immigrazione Viale contro il prefetto per l’invito agli islamici La replica: «Si discuteva del patto per l’Islam italiano. Abbiamo invitato la loro comunità» ALESSANDRA COSTANTE «GLI STRANIERI extracomunitari a Genova non sono solo islamici; non capisco perché affidare ad un rappresentante dell’Associazione Centro Islamico (Coreis) la rappresentanza di tutti». La leghista Sonia Viale, vicepresidente della Regione Liguria e assessore (tra l’altro) alla Sicurezza e all’Immigrazione marcia contro la Prefettura. Al termine della prima riunione del Consiglio Territoriale per l’Immigrazione delta Città Metropolitana affida ad un comunicato tutto il suo dissenso per la presenza del solo Coreis a rappresentare gli stranieri non comunitari. E auspica il dietrofront del Prefetto Fiamma Spena. Osservazione che la Prefettura annega nell’ovvietà istituzionale della riunione: «Uno dei due punti all’ordine del giorno era l’esame del Patto nazionale per un Islam italiano, siglato dal ministero degli Interni e dal Consiglio per le relazioni con l’Islam italiano, chiaro che dovessero esserci i rappresentanti di questa comunità. Abbiamo fatto gli inviti come richiesto dal Ministero». Che tradotto potrebbe suonare così: in altre occasioni gli invitati potrebbero essere diversi.

Il problema, però, secondo Viale, continua ad esistere. E continua ad essere nella rappresentanza degli stranieri individuata dalla Prefettura e nel decreto di nomina dei membri di diritto: prefetto o vice prefetto vicario, un rappresentante Unar (Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali, l’assessore regionale a Sicurezza e Immigrazione, il sindaco della città metropolitana di Genova, il presidente della Camera di Commercio, il questore, il direttore dell’ufficio scolastico regionale e quello dell’ispettorato territoriale, sindacati, associazioni datoriali, associazioni di soccorso e assistenza agli immigrati e, appunto, e “un rappresentante dell’Associazione Centrolslamico”,si legge nel documento. «Così vengono escluse dalla rappresentanza del Consiglio tutte le Associazioni che riuniscono i tanti stranieri extracomunitari non di fede islamica e presenti sul territorio: si confonde, quindi, l’appartenenza a una comunità religiosa con la provenienza da un’area geografica» ribadisce la vicepresidente della Regione. «Mi domando come faccia il Consiglio Territoriale per l’Immigrazione ad “analizzare le esigenze” e “promuovere interventi” in favore di quelle comunità di cittadini extracomunitari che sono presenti sul territorio dell’area metropolitana ma non sono di fede islamica. Sarebbe stato meglio puntare sul coinvolgimento di rappresentanti di comunità straniere come quella ecuadoriana, particolarmente numerosa nell’area metropolitana» sottolinea Viale allegando i dati dello studio condotto annualmente dalla Direzione statistica del Comune (dati 201 6) nel capoluogo ligure e dal quale risulta che la comunità straniera più numerosa risulta quella ecuadoriana che con i suoi 16mila immigrati, di fede cristiana va ricordato e particolare non secondario per l’assessore leghista, rappresenta il 22,6% dell’intera presenza straniera. Seguono le comunità albanese, romena, marocchina, cinese, peruviana, ucraina, senegalese, nigeriana, del Bangladesh, cingalese, oltre a quelle indiana, tunisina e filippina. «Nel Patto nazionale per un Islam italiano, sul quale esprimo molte riserve di tipo politico, è prevista la costituzione di «tavoli interreligiosi» all’interno dei Consigli Territoriali: nulla escludeva la possibilità di costituire un tavolo ad hoc in cui però fossero rappresentate anche le altre fedi religiose. Auspico che su questa impostazione ci sia un dietrofront da parte della Prefettura».

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