Così l’Europa uccide la Liguria – Non solo pesto: l’Ue anti Liguria

Giornale del Piemonte e della Liguria di domenica 19 febbraio 2017

L’UNIONE FA LA FURBA COSÌ L’EUROPA UCCIDE LA LIGURIA Oltre al caso del pesto, l’economia regionale è sotto attacco per le normative comunitarie contro pescatori, balneari, ambulanti e tassisti. Governo nel mirino • Turismo, pesca, commercio, trasporti. Dopo il caso del pesto denunciato ieri su queste pagine, altri settori strategici dell’economia ligure sono minacciati dalle normative europee che il governo italiano si riduce ad applicare senza alcuno spirito critico. In questi giorni esplodono le proteste di pescatori, balneari, tassisti e ambulanti. E il 28 febbraio la manifestazione dei pescatori a Roma potrebbe diventare assai più ampia.

Diego Pistacchi a pagina 7 L’UNIONE FALAFURBA II governo italiano nel mirino per l’atteggiamento remissivo con cui subisce le normative Non solo pesto: l’Ue anti Liguria In questi giorni esplodono tutte le proteste: pescatori, balneari, ambulanti e tassisti Diego Pistacchi • L’Unione non fa la forza, fa la furba. L’Europa che si conferma sempre più matrigna e l’atteggiamento del governo italiano, prono di fronte a ogni parola pronunciata tra Bruxelles e Strasburgo al contrario di altri Stati che riescono ad adeguare le nonne a seconda degli interessi della propria realtà economica, rischiano di mettere in ginocchio l’economia. Quella ligure più di altre. In questi giorni stanno venendo al pettine tanti nodi, con diverse categorie che protestano per le conseguenze previste dall’applicazione di nonne ideate da burocrati che nella migliore delle ipotesi non conoscono la realtà locale, o peggio operano nell’interesse di multinazionali e gruppi stranieri. In Liguria mettere a rischio pesca, turismo, commercio, trasporti e gastronomia significa uccidere l’intera regione. E dall’Europa, dopo il proditorio attacco al pesto, ecco quelli all’attività dei pescatori, dei balneari, degli ambulanti, dei tassisti.

Pesca Le sempre più rigide regole in materia di pesca, che non prevedono tolleranza e deroghe in caso di situazioni particolari, sono deleterie soprattutto per tanti piccoli pescherecci, per aziende a carattere familiare. In più questo governo italiano si 6 affrettato a stabilire, come previsto dalla normativa Ue che delega in questo senso gli Stati membri, sanzioni draconiane per i trasgressori. Così, nell’Europa che si dice unita e uguale per tutti, i pescatori italiani ad esempio rischiano multe da 5mila euro se sorpresi con a bordo 5 chili di pesce sottomisura, che diventano l Omila se si tratta di pesce spada o tonno rosso.

Ovviamente la maggioranza oggi al governo è la prima responsabile. E lo è due volte. Ma ora fa finta di stare dalla parte dei pescatori. Renata Briano, europarlamentare e vice presidente della Commissione Pesca, ora «invita le destre estreme a collaborare a Bruxelles, dicendo che “Quando c’è da lavorare serve ‘Chi l’ha visto’ per trovarli”». Quelle destre estreme che vengono demonizzate? Contestate in piazza con scontri e contrastate in ogni elezione con alleanze trasversali di ogni tipo? Quelle «destre estreme» che non sono la guida dell’Ue né sono vice presidenti di Commissione? E dura da tenere in piedi il giochetto. Ma Renata Briano prova addirittura a fare di peggio e «plaude» al Pd che ha presentato «una risoluzione in cui si invita il governo a rivedere la contestata legge n. 154 del 28 luglio 2016, in materia di sanzioni e di sistemi di controllo», fingendo che quella legge l’abbia fatta qualcun altro. In questa battaglia che rischia di mettere in crisi l’intero settore della pesca è la Regione Liguria, con l’assessore Stefano Mai a schierarsi dalla parte dei piccoli imprenditori che parteciperanno alla grande manifestazione di protesta prevista a Roma il 28 febbraio prossimo: «Riteniamo – spiega l’assessore Mai – che le sanzioni siano assolutamente sproporzionate rispetto alla presunta gravità delle violazioni eventualmente commesse dai pescatori professionali sulla detenzione a bordo di pescato sotto taglia». Balneari Il 28 febbraio potrebbe diventare un giorno di grande protesta nazionale se alla manifestazione decidessero di aderire altre categorie pesantemente colpite dal tandem Unione Europea-Governo italiano. Venerdì il ministro degli Affari Regionali Enrico Costa ha capito a Genova quanto i balneari siano contrari al decreto legislativo presentato in Parlamento per avere la delega a legiferare sul nuovo si *** sterna di concessioni demaniali sulla base della direttiva Bolkestein. Costa, che ha incontrato in Regione i balneari liguri, ha provato a difendere il progetto del governo giustificandolo con il fatto che lo stesso contiene al momento solo principi generali entro cui operare e che non può parlare di «proroga» ma di «periodo transitorio» in quanto la Corte di Giustizia euro-proroga. Un tentativo di difesa naufragato di fronte a contestazioni semplici e precise. I balneari infatti hanno spiegato di non avere nulla in contrario alla definizione di «periodo transitorio» purché lo stesso sia congruo e come minimo uguale a quello di altri Paesi europei come Spagna e Portogallo che hanno previsto da 30 fino a 70 anni senza essere in alcun modo contraddetti dall’Ue, dimostrando che si tratta solo di volontà del governo locale. E hanno messo alle strette il ministro incalzandolo sul fatto che il decreto già firmato in tutta fretta dal presidente Sergio Mattarella, tra i principi generali si è guardato bene dal prevedere quello del legittimo affidamento che pure è stato espressamente previsto dalla sentenza della stessa Corte Europea. La linea della Regione Liguria, portata avanti dall’assessore Marco Scajola, ha ottenuto consensi nelle associazioni di categoria e molte altre Regioni si sono dette pronte a seguire la rotta. Assobalneari Confindustria, Cna Balneatori e Donnedamare, da sempre contrarie alle aste e al progetto del governo, hanno visto altre sigle sindacali spostare la propria posizione e capire che gli associati, cioè i singoli operatori, sono contrari all’idea del governo. Ambulanti All’incontro con il ministro Costa ha partecipato anche Giuseppe Occhiuto, rappresentante degli ambulanti, anch’essi messi in pericolo dall’applicazione della direttiva Bolkestein che lo Stato italiano subisce passivamente da anni: «Noi, i balneari e altri categorie… forse si stanno rendendo conto che potremmo essere un partito molto forte», ha chiosato al termine della riunione, mettendo l’accento proprio su uno dei motivi che ha spinto il ministro e il suo partito «Liguria Popolare» a organizzare l’incontro. In vista delle elezioni amministrative e presto anche delle politiche nazionali, i voti per la compagine governativa che non tutela le imprese italiane si fanno sempre più una chimera.

Tassisti Sempre venerdì, in tutta Italia, è andata in scena la protesta dei tassisti che vedono le loro licenze messe a rischio dalle liberalizzazioni e dall’apertura normativa contenuta nel decreto milleproroghe in favore di Uber, il servizio di «Taxi» mascherato che si può richiedere con un’app sul cellulare. In nome della libertà di impresa suggerita dall’Ue, anche l’Italia mette in pericolo un’intera categoria che in Liguria è particolarmente nutrita.

Non c’è solo il pesto nel mirino di nonne fatte da chi ha in passato provato a massacrare tante altre ricchezze italiane, dal parmigiano alla fiorentina, dalla pizza al latte e diversi prodotti agroalimentari. L’unione fa la forza contro l’Unione che fa la furba.

NEL MIRINOAnche i pescatori liguri colpiti dalle regole Ue ***

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