Da Bordighera alla Camera i problemi del mondo floricolo

Stamani (ieri 12-12-12 per chi legge)  l’on. Negro, responsabile dipartimento agricoltura Lega Nord, ha presentato alla Camera in Commissione XIII una risoluzione ove viene ribadito che il settore floricolo nazionale è in forte difficoltà. Il tema era emerso durante l’incontro “Donne legalità e lavoro” con le categorie produttive rappresentate da esponenti femminili  svoltosi a Bordighera il 1° dicembre scorso. Proprio in quell’occasione l’On.Negro aveva ascoltato con interesse la problematica emersa da una delle domande, sottoposta dalla vicepresidente di Confagricoltura Imperia, Sandra Santamaria, al Segretario on. Roberto Maroni.

Questo settore, pur avendo generato nel 2011 un giro d’affari di oltre 1 miliardo di euro, è in costante ridimensionamento, con perdite di superficie coltivata di oltre il 25% rispetto agli ettari registrati nel 2005 e la produzione crollata di oltre il 30%. Vengono elencati tutti i recenti problemi che la categoria si trova ad affrontare e si chiedono adeguate misure per la risoluzione.

Sonia Viale, segretario della Lega Nord Liguria, promotrice dell’incontro che si era svolto a Bordighera oggi ha dichiarato: “Esprimo soddisfazione per il successo dell’incontro, che ha visto la partecipazione di un folto pubblico ed un approfondito dibattito con l’on. Roberto Maroni sui temi cari al mondo produttivo ed istituzionale femminile e che concretamente oggi ha avuto come seguito la richiesta formale in Parlamento delle esigenze del mondo della floricoltura”.

 

Di seguito copia testo risoluzione On. Negro:

RISOLUZIONE IN COMMISSIONE

La XIII Commissione,

premesso che:

il settore floricolo nazionale è in forte difficoltà e, pur avendo generato nel 2011 un giro d’affari di oltre 1 miliardo di euro, è in costante ridimensionamento, con perdite di superficie coltivata di oltre il 25% rispetto agli ettari registrati nel 2005 e la produzione crollata di oltre il 30%;

le ragioni della crisi che investe il settore sono da ricercarsi negli elevatissimi costi di produzione a cui segue inevitabilmente un aumento progressivo e massiccio delle importazioni da altri Paesi europei, primi tra tutti l’Olanda, che non solo produce nel territorio nazionale, ma appalta in Paesi terzi, quali Equador, Guatemala, Colombia e Kenia, dove le rose rappresentano l’81% della produzione nazionale di fiori recisi ed il loro export è in costante aumento ;

la nuova fiscalità rurale e il costo del gasolio agricolo, indispensabile al riscaldamento delle serre per la coltivazione di molte varietà, impediscono al settore di essere competitivo sia sul mercato comunitario,visti i più bassi costi energetici a carico delle aziende europee, sia su quello extra-Ue in considerazione di un clima caldo più favorevole alla produzione floricola;

in alcune regioni e particolarmente in Liguria, la nuova tassazione rurale genera un meccanismo perverso per il quale l’IMU sui terreni floricoli risulta più elevata di quella imposta ai terreni edificabili; nella provincia di Imperia infatti, i cui terreni sono caratterizzati da estimi catastali più alti che nel resto d’Italia, l’applicazione dell’aliquota massima del 10,6 per mille, unitamente ai previsti moltiplicatori, comporta un esborso a carico delle aziende locali di oltre il 500% rispetto a quello che era dovuto con l’applicazione dell’ICI, rendendo, di fatto, per queste aziende impossibile competere non solo con l’estero ma anche con altre realtà nazionali che svolgono la stessa attività senza avere però la stessa tassazione;

la riduzione dei consumi di gasolio impiegato in lavori agricoli e la recente sentenza del Tribunale dell’Unione europea che, avendo dichiarato l’illegittimità dell’ esenzione dalle accise sul gasolio utilizzato per il riscaldamento delle serre, applicato in favore dei nostri floricoltori nel periodo 2001 – 2004 , in quanto incompatibile con il mercato comune, obbliga l’Italia a recuperare presso i beneficiari le somme corrispondenti agli aiuti concessi, comprensive degli interessi dovuti, mettono a rischio sopravvivenza molte aziende del settore;

riguardo alla inventariazione degli immobili ai fini della assoggettabilità o meno all’IMU, i recenti orientamenti forniti dalle Agenzie del Territorio con riferimento alla casistica delle serre, risultano estremamente differenti gli uni dagli altri e orientati ad una interpretazione restrittiva di come oggi la coltivazione di piante con l’utilizzo di serre viene esercitata; la coltivazione su suolo naturale, unica condizione, secondo la norma vigente, atta ad escludere l’inventariazione delle serre, è un’attività infatti ancora in uso, ma passata in secondo piano rispetto alla coltivazione su platee in cemento o bancali e pertanto il riferimento alle radici infisse sul terreno non tiene conto delle nuove tecniche di coltivazione finalizzate a migliorare l’ordinaria potenzialità produttiva del terreno, come peraltro sancito chiaramente dal nuovo art 2135 del c.c.

Impegna il Governo a valutare la possibilità di:

procedere urgentemente ad una revisione della normativa riguardante gli estimi castali, considerato che a parità di coltivazione, la rendita di un terreno sito in un determinato territorio non può essere cinquanta o sessanta volte superiore a quella di altre zone del Paese, quando non della stessa regione;

intervenire presso le competenti sedi comunitarie al fine di concordare una soluzione che non penalizzi ulteriormente le aziende floricole costrette a restituire le somme corrispondenti alle agevolazioni fruite, posto che la perdita di competitività del fiore europeo deriva dalle migliori condizioni climatiche dei Paesi terzi e dal bassissimo costo della manodopera ma soprattutto da politiche europee di sostegno allo sviluppo che si traducono, per il settore floricolo, in un taglio totale dei dazi, cosa questa che favorisce enormemente la delocalizzazione produttiva delle imprese comunitarie;

chiarire il regime da adottarsi in materia di accatastamento delle serre, prevedendo una interpretazione della norma che tenga conto della funzione propria di protezione delle piante e in linea con le nuove tecniche di coltivazione finalizzate a migliorare l’ordinaria potenzialità produttiva del terreno;

prevedere, compatibilmente con le esigenze di finanza pubblica, e nel rispetto dei vincoli imposti dalla normativa comunitaria, adeguati sostegni a favore del comparto floricolo nazionale.

On. Giovanna NEGRO

 

Lascia un commento

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: