Dialetto in cattedra nelle scuole Liguri, Stefania Pucciarelli

Dialetto in cattedra nelle scuole Liguri
Lettera al direttore del Secolo XIX di La Spezia – di Stefania Pucciarelli – Cons. Regionale Lega Nord. Ho letto e apprezzato il commento sull’uso del dialetto a firma Mario Dentone. In particolare sulla peculiare modalità di apprendimento del dialetto, fatta di vita vissuta e stretto contatto con le generazioni passate, e sulla sua instabilità sintattica, impossibile da codificare in un manuale di grammatica e quindi impossibile da insegnare sui banchi di scuola. Per imparare una lingua che non è una lingua, il solo e unico modo è quello di viverla “per strada tra la gente”, e però, oggi, si pone il problema che nessun giovane – se non poche rarissime eccezioni – intende e può più fare una simile esperienza di vita; ne sono causa molti fattori, basterà, credo, citarne alcuni: la galoppante globalizzazione, il riuscito intento di fare l’Italia “una di lingua”, il totale, e a mio avviso preoccupante, distacco, silenzioso ma vivissimo, tra le nuove generazioni e le passate. Di fronte a questa situazione è più che legittimo ritenere che i dialetti italiani non solo siano giunti al tramonto, ma anzi, siano già irrimediabilmente tramontati. Ciò nonostante, in un mondo come il nostro dove il relativismo di valori e la conseguente ibridazione culturale e linguistica sono fortemente sostenute dalla maggior parte dei governi occidentali, rischiamo, soprattutto i più giovani, di perdere la bussola e diventar carenti di identità storica e culturale. Così l’apprendimento del dialetto può essere un modo, certo non sufficiente, di appropriarsi del proprio passato più intimo, di sentire con forza l’appartenenza ad una comunità che affonda le sue radici nel tempo trascorso ed ha un referente ben presente e circoscritto: la terra in cui si è nati. Torniamo dunque al problema accennato in partenza: come far vivere il dialetto a generazioni che non appartengono al “mondo del dialetto” e rischiano di perderlo irrimediabilmente? Credo sia quello di far rivivere occasioni di socialità tra gli anziani e i giovani come quelle descritte dal signor Dentone. I comprensori scolastici favoriscano nelle “ore di dialetto” l’incontro con chi il dialetto ancora lo parla, e magari quell’incontro potrà essere, per i bambini, anche un’occasione di imparare il sempre meno praticato ed insegnato rispetto per gli anziani.
Consigliere Regionale Lega Nord Tratto da’IlSecoloxix – la spezia 22-10-15’

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