Genova, la battaglia del kebab- Centro storico, stop a parrucchieri e kebab

Secolo XIX Genova di mercoledì 27 giugno 2018

Genova, la battaglia del kebab- Centro storico, stop a parrucchieri e kebab

di De Fazio Mario

IL COMUNE VERSO LO STOP AI NEGOZI ETNICI NEI VICOLI Un negozio di kebab nella zona di Sottoripa, a Genova DE FAZIO 15 BOZZA DI REGOLAMENTO DEL COMUNE: PIÙ VINCOLI PER L’APERTURA DI UNA SERIE DI NUOVE ATTIVITÀ COMMERCIALI Centro storico, stop a parrucchieri e kebab II piano di Tursi per garantire maggior decoro: basta a internet point, phone center, “compro oro” MARIO DE FAZIO STOP A KEBAB, patatine fritte (se surgelate) e a ristoranti etnici. Ma anche a negozi di estetiste e parrucchiere se situate al pianterreno, phone center, “compro oro”, internet point, discoteche, negozi che vendono accessori per i telefonini e centri messaggi. E lungo l’elenco di nuove attività commerciali che il Comune vorrebbe vietare all’interno di una vasta area del centro storico. Una bozza di regolamento a cui sta lavorando il duo leghista composto dall’assessore al Commercio, Paola Bordilli, e dall’assessore regionale allo Sviluppo economico, Andrea Benveduti, e che dovrebbe essere approvata da Tursi a breve, dopo il confronto – già avviato la scorsa settimana, e un’altra riunione è prevista stamattina – con le associazioni di categoria.

«Basta concentrazioni» Un’intesa che sfrutta il “decreto Franceschini” del 2016, con cui sipuò intervenire con limitazioni alle Scia (segnalazione certificata di inizio attività) nelle areechehanno un particolare “valore archeologico, storico, artistico e paesaggistico”. Una norma già adoperata, ad esempio, per il centro storico di Firenze dal sindaco Pd, Nardella. Un regolamento ancora in divenire ma la cui ossatura è destinata a modificare per il futuro – i vincoli e i divieti riguarderanno solo i nuovi esercizi e non quelli già esistenti – la composizione del tessuto commerciale di larga parte del centro, inserendo una serie di limitazioni. Ma soprattuttovietando l’apertura di una serie di attività commerciali che, si legge nella bozza, sono «concentrate in maniera anomala» svolgendo un «ruolo ostativo ai processi di riqualificazione in atto» e che hanno creato «distorsioni negli equilibri economi *** ci dell’area e riflessi negativi per prioritari interessi collettivi, tensioni sociali, lacerazione nelle consuetudini di vita degli abitanti, movimenti demografici innaturali e forzati, presenze etniche prevalenti nell’area», con un chiaro riferimento a quei negozi tradizionalmente gestiti da stranieri.

Tutti i divieti Tante le attività di cui sono vietate nuove aperture nell’area riconosciuta patrimonio Unesco del centro storico. Si va dalle lavanderie automatiche (con l’eccezione di quelle a cui si può accedere solo con tessera) ai phone center, passando per gli internet point, i “compro oro” (tranne le gioiellerie) e i sexy shop, per finire a discoteche, disco pub e night club. Nei vicoli non potranno aprire neanche nuove autocarrozzerie, officine meccaniche, esercizi commerciali che vendono prodotti legati alla cannabis, chi offre accessori di telefonia (come le cover per i cellulari) con l’esclusione però dei marchi di telefonia mobile. Ma i divieti riguarderanno anche gli alimentari: i vicoli saranno off limits per quanti vendono pietanze che «prevedono l’utilizzo nella preparazione di alimenti precotti o surgelati». È il caso dei kebab, ma anche delle catenedi patatine fritte. Anche per aprire una polleria o una macelleria bisognerà sottostare a vincoli precisi: sono infatti vietati quelli che «prevedono la vendita di prodotti non provenienti dal territorio ligure e dalle regioni confinanti». Una prima bozza circoscriveva ancora di più la provenienza della carne, limitandola alla sola allevata a Genova e provincia. Poi si è deciso di salvare la Fassona piemontese o la Chianina toscana.

Ristoranti e parrucchieri Ma per ottenere l’autorizza LE PRESCRIZIONI PREVISTE PER I COMMERCIANTI zione dal Comune, in una determinata “area rossa” del centro storico più ristretta e ancora oggetto di valutazione, si prevede per la ristorazione che ci sia «somministrazione esclusiva di cucina tradizionale italiana utilizzando materie prime fresche». Il richiamo alla “cucina tradizionale italiana” escluderebbe in questo modo l’apertura di nuovi ristoranti etnici. Anche estetiste e parrucchiere potranno aprire ma ad una condizione: che non siano al pianterreno.

Intesa finalizzata anche a evitare «tensioni sociali e prevalenti presenze etniche» LA CURIOSITÀ Macellerie e pollerie nuove solo se con carne allevata in Liguria o regioni vicine Serrande pulite e adesivi vietati sulle vetrine Niente merce appesa a ganci o chiodi all’esterno, le tende solari dovranno essere beige NON SOLO divieti per nuove attività. Il regolamento a cui sta lavorando Tursi prevede anche una serie di “norme comportamentali” per le attività già esistenti che garantiscano il decoro dei negozi del centro. I commercianti non potranno ad esempio utilizzare le “vetrofanie”, cioè quelle etichette adesive che pubblicizzano qualcosa e che sono applicate sulla superficie di una vetrina. Sono però escluse dal divieto quelle relative a iniziative promosse o patrocinate da Comune, Regione e associazioni di categoria. Un esempio? L’adesivo di Euroflora è ammesso, quello in cui si fa altro tipo di pubblicità, no. Ma anche l’esposizione di merce esternamente alle vetrine è vietata se «alla rinfusa o appesa a ganci, chiodi o strutture inadeguate» e l’interno delle vetrine dev’essere «curato e l’esposizione delle merci in vendita ordinata, precisa, organizzata».

Ma i commercianti dovranno prestare maggiore attenzione anche alle saracinesche, che «devono essere mantenute in costante stato di cura con interventi destinati a garantire la lubrificazione dei meccanismi in movimento e la ripresa della tinteggiatura in maniera sistematica ad evitare la comparsa di ruggine e di fenomeni di abbandono». Anche gli infissi devono essere curati, in modo da garantire «il decoro dell’insieme ed una adeguata solidità strutturale nonchè un elevato grado di igiene con particolare riferimento alle attività degli esercizi commerciali». Inoltre si prevede che l’esposizione di tende solari «potrà avvenire solamente nei tratti di vicolo che ne consentono l’installazione e dovranno essere in tinta ecru», cioè di un colore chiaro molto simile al beige».

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