Il decreto sui porti dopo l’intesa la Regione vuole l’autonomia, Rixi: il nuovo testo per noi è un punto di partenza, dobbiamo trattenere qui i soldi per le opere

Il decreto sui porti Dopo l’intesa la Regione vuole l’autonomia
La nuova versione del decreto di riforma della governance dei porti, per la Regione è un punto di partenza. Rispetto alla prima versione, che per il presidente dell’autorità di sistema affidava la scelta al ministro, “sentita” la Regione, ora il percorso si completa con una “intesa” fra i due soggetti. Era stata la Consulta a intervenire sulla materia, accogliendo il ricorso della Regione Campania che aveva contestato la sua esclusione dal piano strategico della portualità e della logistica. Per evitare situazioni conflittuali, che avrebbero soltanto allungato i tempi d’avvio della riforma, il ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture ha giocato d’anticipo, inserendo nella nuova versione del decreto l’intesa della Regione per la definizione della leadership. Dovrebbe essere questa la versione definitiva, che già avrebbe avuto l’assenso di Palazzo Chigi e dei vari ministeri competenti sulla materia (oltre ai trasporti, l’Economia e la Pubblica Amministrazione), e che rispetto al primo testo riporta a quattro anni la durata del mandato del presidente, replicabile una sola volta. «Riteniamo comunque necessario un confronto in conferenza Stat-Regioni su una materia come quella della portualità — commenta l’assessore regionale allo Sviluppo Economico e ai Porti Edoardo Rixi — L’intesa della Regione sulla nomina del presidente a noi era parsa doverosa ancor prima che si pronunciasse la Consulta. Ma questo non chiude certo l’argomento, anzi per noi rappresenta soltanto un punto di partenza». Per Rixi, infatti, un vero e proprio confronto con il ministero e, più in generale, con il governo sui temi della portualità deve ancora partire. «Noi abbiamo una strategia ben definita con Piemonte e Lombardia che punta a intercettare da subito i traffici della Svizzera — spiega — La nostra visione va oltre quella del piano della logistica e quindi vogliamo aprire un confronto con il ministro Delrio sui temi dell’arco alpino. Consideriamo il decreto quindi il punto di partenza per tornare a parlare di portualità e attendiamo di poter aprire una discussione all’interno della quale comprendere tutte le tre autorità portuali della Liguria».
La vera battaglia da vincere, è però per l’assessore regionale quella dell’autonomia finanziaria. «Dobbiamo tornare a mettere al centro della discussione il tema di quanto riusciamo a trattenere qui come Iva e accise — spiega — Basterebbero pochi punti percentuali per realizzare le grandi opere di cui il porto ha bisogno. Un esempio? La nuova diga foranea, che il porto potrebbe pagare con l’autonomia finanziaria se questa fosse realmente in grado di farci compiere un balzo in avanti sui flussi di traffico. Su questo vogliamo confrontarci, parlando anche di infrastrutture, il terzo valico, che vogliamo possa beneficiare dei finanziamenti europei, ma anche la Pontremolese, per dare ala Spezia gli strumenti adatti a far correre la merce sul corridoio Tirreno-Brennero. A febbraio, intanto, con Piemonte e Lombardia terremo il prossimo incontro a tre sulle infrastrutture, a Novara, che è sul corridoio Reno-Alpi ».
“Trattenendo qui una piccola parte di Iva e accise si potrebbe costruire la nuova diga”
Tratto Reppublica.it 21-12-15

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: