Il Ministero riconosce la ‘Taggiasca’

Secolo XIX Imperia di giovedì 22 dicembre 2016


LA VARIETÀ È STATA INSERITA CON DECRETO NEL REGISTRO NAZIONALE Il Ministero riconosce la “taggiasca” Esulta il comitato del “no” alla giuggiolina. I sostenitori della Dop: «Si va avanti» MILENA ARNALDI IMPERIA. La cultivar taggiasca è stata inserita, con decreto del Direttore Generale per lo sviluppo rurale del Mipaaf del 4 ottobre, nel registro nazionale delle varietà delle piante da frutto. Brindano i sostenitori del Comitato Salvataggiasca che individuano in questa scelta un’interpretazione ben precisa da parte degli organi centrali nell’ambito della cosiddetta “guerra delle olive” ovvero il discusso percorso che dovrebbe portare al riconoscimento della Dop dell’oliva taggiasca passando attraverso la sostituzione – appunto nel registro – della cultivar con il sinonimo “giuggiolina” o “gentile”. «Il fallimento del progetto – tuona il presidente del Comitato Salvataggiasca Simone Rossi – trova ragion d’essere proprio nel decreto del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali che ha inserito la cultivar taggiasca nel Registro nazionale delle piante da frutto». Non la pensano allo stesso modo dal comitato promotore della Dop: «Questo passaggio non ci ha sorpreso – commenta Stefano Roggerone presidente della Cia – l’aggiornamento era stato richiesto anche dalla Co-munita Europea, la “sezione olivo” mancava dal registro.Non sarebbe possibile, visto il numero delle varietà presenti, che nessuna di queste potesse intraprendere il percorso verso la Dop». Il nome taggiasca era presente nello Schedario Olivicolo (tra 395 varietà) che non ha però valore certificatorio delle varietà: cosa che è avvenuta con l’inserimento nel Registro nazionale delle piante da frutto. Nulla è ancora definito. «Siamo nella fase in cui stiamo finendo di raccogliere tutta la documentazione richiesta dal Ministero – conclude Roggerone – solo a quel punto si potra dire di aver avviato ufficialmente l’iter». Il Comitato Salvataggiasca non ha gradito alcune dichiarazioni dell’assessore Stefano Mai colpevole di minimizzare l’onda di dissenso che sta crescendo soprattutto a ponente. «Non possiamo non rispondere a una serie di provocazioni, occorre fare chiarezza – osserva Rossi — La condizione indispensabile per avviare il progetto di sostituzione della Dop era e resta il consenso, la coesione del territorio e degli operatori della filiera olivicola. Consenso che non esiste e che comunque si sarebbe dovuto cercare attraverso un tavolo di confronto che la Regione assieme al Comitato favorevole alla cancellazione della “cultivar taggiasca” hanno sempre rifiutato. Poi contestiamo questa storia delle aziende pugliesi o non liguri – di cui nessuno pare avere traccia concreta – e delle 270 mila talee di varietà taggiasca: un acquisto che comporta un investimento di milioni di euro in una situazione estremamente critica per qualsiasi imprenditore con il rischio tra l’altro di trovarsi con 270 mila alberi di “giuggioli-na”. Infine le firme del Comitato Salvataggiasca sono oltre 700 e continuano a crescere, le nostre aziende sono strutturate, hanno da 20 a 35 ettari, alcune hanno un fatturato di milioni. Tra l’altro il nostro comitato comprende larga parte dei trasformatori e dei frantoiani». Il “no” alla sostituzione per salvare il nome della taggiasca arriva anche da Slow Food, dall’associazione lavoratori agro-alimentari e della pesca della Cisl, dalle organizzazioni del biologico: «Tanti i distinguo e le perplessità , ci sono state anche le dimissioni del presidente dell’Oleoteca Regionale Pierluigi Rinaldi. Alla luce di questa radiografia una domanda alla Regione: siete ancora sicuri che il progetto di sostituzione abbia il consenso e la rappresentatività degli operatori della filiera e del territorio?».

 

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