Il no della Lega alla moschea all’ex mercato del pesce. Immobile in vendita, ma la base d’asta è alta

Se qualcosa fermerà la comunità musulmana dal realizzare un luogo di culto dell’ex mercato del pesce in piazza Cavour sarà il prezzo della base d’asta (1,7 milioni) da versare al Comune a cui si devono aggiungere i soldi da impegnare per recupero e messa a norma e non i partiti. Perché se l’immobile è di proprietà non serve alcun permesso da parte del Comune o di altre autorità per trasformarlo in un luogo di riunione e che la riunione sia finalizzata al culto. Tuttavia gli islamici non hanno mai voluto forzare la mano. Hanno rinunciato, anni fa, a costruire a Cornigliano, dove possedevano anche l’immobile, per non mettersi in contrasto con la popolazione. È per quella lotta “contro” che la Lega cominciò a raccogliere i consensi che ora l’hanno portata al governo della città. La comunità ha stretto poi un patto con il Comune per la realizzazione della sala di preghiera al Lagaccio, sopra l’impianto sportivo. E anche lì è stata rivoluzione popolare.  <Se ancora per qualcuno non è chiaro, lo chiariamo subito. A Genova nessuna moschea, né all’ex mercato del pesce, né in nessun altro luogo della città – dicono al gruppo consiliare del Carroccio in Comune -. Per l’ex Mercato del Pesce la Lega ha proposte atte alla valorizzazione dell’immobile che deve essere al servizio del commercio, del turismo e dei cittadini. E non certamente per trasformarlo in luogo di culto con finanziamenti di dubbia provenienza. Si combatté una battaglia per il no della moschea al Lagaccio contro l’allora Sindaco Vincenzi negli anni 2010-2011, si fece accantonare l’idea al sindaco Doria e proseguiamo sulla stessa linea oggi. E sarà cosi domani e sempre. Come Gruppo consiliare Lega ribadiamo il nostro fermo no all’ipotesi moschea a Genova che contrasteremo, nel caso, con forza e determinazione. Oggi come allora>.
E come allora, se qualcosa fermerà il luogo di culto islamico saranno la spesa da sostenere e la volontà della comunità di non entrare in conflitto con la popolazione autoctona, perché la legge e la Costituzione garantiscono le libertà di culto e di riunione. Lo storico portavoce del comitato del Molo, Otello Parodi, si è già espresso in maniera contraria. Tutto questo mentre in città fioriscono piccole sale di preghiera in tutti i quartieri. Meno gestibili, meno sorvegliabili di una sola grande moschea. Nel solo centro storico, ad esempio, ce ne sono due al Ghetto, una in vico del Fornaro, una in via delle Grazie, una in via Pre’. L’ipotesi (ma più corretto sarebbe dire “il sogno economicamente impossibile”) degli islamici è riportare il loro luogo di culto sul mare, dove era tra Cinque e Seicento, quando la Darsena, dove si trovava,, era porto vero e proprio. Ancora oggi un pilastro dell’antico luogo di culto mussulmano si può vedere nella Biblioteca della Facoltà di Economia e Commercio. Fatto di pietra di promontorio. Ciò che rimane della moschea che aveva la pianta a croce greca. All’epoca i fedeli di una delle grandi religioni monoteiste (anche l’altra, quella ebrea, era presente in città, tanto che l’inquisitore fu messo agli Angeli, fuori dalle mura, perché non ingerisse negli affari “internazionali” coi fedeli dei due credo) erano schiavi, ma anche mercanti. Non sfuggirà che la Repubblica di Genova ai tempi in cui era fiorente, non solo garantiva il diritto di culto diverso dal proprio, ma lo riconosceva persino agli schiavi.
https://genovaquotidiana.com/2018/10/28/il-no-della-lega-alla-moschea-allex-mercato-del-pesce-immobile-in-vendita-ma-la-base-dasta-e-alta/?fbclid=IwAR0olDHn99jklBQ8kD6l2zTjW_xSLecJMa_FcOK3xaVFm7NOU6tPZeSehQw
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