Legittima difesa, l’Italia guarda agli Usa la volata leghista partita dalla Liguria

L’INIZIATIVA-PROVOCAZIONE DEI TRE GOVERNATORI

L’Italia guarda agli Usa la volata leghista partita dalla Liguria. Ma ora la legge sul patrocinio legale rischia lo stop della Consulta come per il Veneto

LA BATTAGLIA per la legittima difesa delle Regioni del Carroccio o affini, come la Liguria di Toti, non parte in tempi recenti. È la fine di giugno dello scorso anno ed entra in pista, fortemente voluta dalla vicepresidente leghista Sonia Viale, la legge che garantisce un patrocinio da parte della Regione per sostenere le spese legali di chi si ritrovi sotto indagine con questa accusa: l’eccesso di legittima difesa. Poi sono arrivati gli episodi degli ultimi tempi, gli assalti violenti(minacce e botte) alle case della Valpolcevera, alla periferia nord del capoluogo, l’impennata di richieste di porto di armi da fuoco quando la banda criminale era libera di spadroneggiare e non era ancora stata arrestata. Dimostrazione plastica di quanto il tema sia sentito e non solo ideologicamente. Una provocazione, la legge della nostra Regione? Sicuramente un sasso gettato nell’acqua allora stagnante di un dibattito che al centrodestra sta maledettamente a cuore. Una visione molto “americanizzata” della società e delle armi come capo saldo della difesa personale, una cultura, una tradizione sulle quali nemmeno la tensione di Obama è riuscita a intervenire. Un tema così forte nella società di oggi che, in vista della ripresa della discussione parlamentare, anche le truppe alfaniane sono rientrate nei ranghi di un tempo. La trimurti Maroni-Toti- Zaia sul tema è andata avanti come un rullo compressore, fiduciosa nell’apprezzamento dell’elettorato di riferimento. Non saranno soddisfatti, i leghisti, della soluzione di compromesso che si profila in Parlamento.Un passettino più avanti della posizione Pd espressa dal ministro della Giustizia Andrea Orlando («si potrebbe tranquillamente lasciare tutto così com’è»), molto meno di quanto vorrebbero Salvini e alleati.A cosa mirano?A quella “presunzione assoluta” di non colpevolezza che consentirebbe a chi spara e uccide di non essere nemmeno indagato e sottoposto al vaglio di un giudice. Sarà battaglia a Montecitorio,lo sarà ancor di più al Senato,con il rischio di arrivare alle prossime elezioni politiche con la matassa non ancora districata,un tema caldissimo da giocarsi in campagna elettorale. Eventualità che al centrodestra non dispiace. Così, per tempo debito, erano scattate le manovre di affiancamento, per sostenere l’attacco al bersaglio grosso. Le leggi sul patrocinio legale delle Regioni sono state tre. Targate, ovviamente, Lombardia eVeneto, oltre a quella ligure. Quel che è accaduto dal loro varo in poi profila un pasticcio tutto italiano, nel quale possono coesistere situazioni differenti e diventa difficile spiegarsi il perché. Accade infatti che la Liguria ora attende, in Lombardia nessun ostacolo ha spianato la strada, in Veneto è arrivato lo stop. L’iniziativa della giunta Toti è stata impugnata dal governo Renzi davanti alla Corte Costituzionale, facendo infuriare la Viale: «La legge che abbiamo approvato è la stessa della Regione Lombardia, che non è stata oggetto di impugnative e aveva incassato a suo tempo anche il voto favorevole in aula del Pd». E in Veneto? La legge è stata bocciata il 13 aprile scorso dalla Corte. La motivazione? Il patrocinio nel processo penale e il diritto di difesa (tutelato anche dal gratuito patrocinio nei casi previsti) sono di competenza esclusiva dello Stato Bisogna dire che la Corte è stata altrettanto severa anche nei confronti di leggi che partivano con tutt’altri presupposti. Nel 2009 la Puglia varò un provvedimento per assicurare un contributo regionale per l’assistenza legale dei migranti. Bocciato anche questo. Ovvio, il governatore veneto Zaia che aveva lanciato l’iniziativa sulla legittima difesa con parole forti («sarà il nostro muro di Berlino, se il governo continua a fare orecchie da mercante saranno i cittadini a imporgliela») ora annuncia che non getterà la spugna e la riproporrà. Considerata la posizione dei giudici della Consulta, le norme liguri sembrano destinate alla stessa sorte ed è facile prevedere che tutto si replicherà. In Liguria i casi di cronaca più clamorosi sono datati. Nell’agosto 2001 un pensionato di Arenzano, Angelo Bastino, appassionato di armi, uccide un diciassettenne albanese sorpreso nella sua camera da letto a rubare un telefonino. Dice:«Ho sparato senza mirare, non volevo uccidere». Ancora prima, il 9 marzo 1994 vicino a Sarzana, Maurizio Boni inseguì nella notte i due ladruncoli che avevano tentato di entrargli in casa nonostante le luci accese. Sparò al buio e, a 98metri di distanza, centrò alla nuca uno dei due banditi,uccidendolo. Condanna a quattro anni e mezzo. Poi c’è l’attualità. Quel 30 per cento in più di pratiche per le richieste di porto d’armi tra Bolzaneto e Serra Riccò, le zone del Genovese teatro delle crudeli gesta della “banda dei boschi”. Segno evidente che dove la tutela dello Stato è più evanescente, il tema della legittima difesa assume significati molto più complessi.

Il Secolo xix 03-05-17

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