Maroni ad Alfano: è l’ora del coraggio – togli il sostegno adesso a Monti e si aprono prospettive interessanti

La LEGA di Bobo Maroni ha ancora i volti della vecchia base che toni a eccitarsi urlando “secessione, secessione ” Ma lassù, nelle due gallerie della ala Grecale del Porto Antico a Genova, ritmano cori da stadio ai che un bel pò di giovani. «Guardate quanti sono» alza l’occhio soddisfatto il luogotenente lombardo del segretario Matteo Salvini. La nuova Lega ha chiuso ieri simbolicamente «la pagina di Belsito> come sentenzia Maroni, che ha scelto Genova perché qui è scoppiato un anno fa lo scandalo dei fondi di investimento in Tanzania Simone Luigi Besana barista venticinquenne di Casate nuovo provincia di Lecco «era stufo di indignarsi a casa». E ha deciso che si può fare di più».Ad esempio salire su uno dei 50 pullman (due hanno subito la contestazione di esponenti di centri sociali e anarchici) che da Piemonte Lombardia e dalle riviere liguri hanno raggiunto i Magazzini del Cotone. Cioè la stessa sala dove 18 anni fa Umberto Bossi iniziò a picconare il primo governo Berlusconi. Ora nel mirino ci sono Monti e «le sue tasse che stanno uccidendo il Nord». Un «falliMonti>. Il Carroccio è alla terza manifestazione “contro” vorrebbe mandare a casa subito il premier. Così ci prova, Bobo che preannuncia una mozione di sfiducia al ministro dell’Economia Vittorio Grilli e poi sol letica Angelino Alfano. Il segretario del Pdl, il giorno prima, ha minacciato la crisi di governo se non si farà I election day il 10 febbraio cioè quando si vota in Lazio. «Allora, facciano cosi Alfano e il messaggio del segretario leghista togli il sostegno al governo adesso. Allora si aprirebbe una prospettiva interessante. A meno che non sia una finta, come per le primarie “si” primarie “no”, bibì e bibò». Pausa «Ce l’ha il coraggio Alfano»? si domanda l’ex ministro dell’Interno? «Temo che non lo abbia». Il segretario del Pdl traccheggia, stretto com’è dal timone che il partito si spacchi e la voglia di buttare giù Monti chiedendo il voto unico per regionali e politiche il 10 febbraio.
Occhi a questa Lega2 e alla risposta di Maroni quando gli domandano perchè scende di un gradino “accontentandosi” di correre per la Lombardia dopo aver fatto il ministro «Ma è proprio perché ho fatto il ministro a Roma che voglio governare la Lombardia. E il sogno ogni federalista» I sogni. «Si avverano le utopie no». Perchè Bobo solletica ricambiato con ovazioni, gli umori del ventre «padano” che continua a urlare secessione secessione e libertà, libertà” i vecchi slogan della devolution poi declinata più istituzionalmente, nel federalismo. L’obiettivo è dichiarato la Lega vuole la Lombardia. Siccome ha in mano già Veneto e Piemonte, ecco l’ultimo tassello «per governare tutto il nord» Poi il secondo passaggio l’euroregione del Nord, con la voglia di tenere sul territorio il 75% del gettito fiscale prodotto, mentre mare- sta il 35% e il 65% “vola a Roma «Avremmo i soldi per le infrastrutture i servizi socio-sanitari, le scuole» dice il governatore del Piemonte Roberto Cota. Il veneto Luca Zaia, un altro capace di infiammare i militanti, ha appena annunciato che indirà il referendum per l’indipendenza del Veneto. «Aspetta l’11 febbraio gli si rivolge il segretario – perché quel giorno, da governatore della Lombardia lo faro anch’io» La platea scatta in piedi ‘Maroni Maroni”. E lui: «Vi voglio bene».
Mai e gli onori di casa la segretaria nazionale ligure Soma Viale con Alessio Piana (segretario genovese) e l’ex segretario ligure Francesco Bruzzone che adesso è il presidente. Si vede che alla Lega funziona cosi chi è stato al potere, e lo ha perso, ottiene la poltrona da presidente. Su quella e seduto oggi anche Umberto Bossi. Sempre più curvo. Sempre più affaticato. Applausi per lui. Come si conviene a un vecchio zio che si rispetta ma non conta più nulla. E ovazioni per il nuovo leader. Ieri si e avuta la percezione nitida del passaggio di testimone tra Bossi e Maroni; adesso è il Carroccio di Bobo. Certo si vede Calderoli che più che altro si diletta con bozze di nuove legge elettorali (<Non me l’approvano? Beh resta quella che c’e l’ho fatta io… ») si aggirano l’ex ministro Castelli e Speroni. Del vecchio Cerchio Magico nemmeno l’ombra…Il Senatur una zampata però l’assesta. A Mario Monti: «E un bauscia, lui afferma di essere stimato all’estero, così stimato che in India non riesce a liberare due marinai,>. E mentre chiama l’applauso per il «delfino” a cui ha dovuto lasciare lo scettro la butta l’ì, con nostalgia: «Io mica ero poi così contrario alla via del fucile…»

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