Maroni riaccende la Lega: “E’ come nel’94 da Genova la spallata per far cadere il governo”

Per definire il governo Monti usa una crasi grillina: il “fallimonti”. Berlusconi? “Lo vedo bene sulla panchina. Del Milan”. Il ministro Grilli? “Ci ha imbrogliati, presenteremo una mozione per mandarla casa”. Arrivano cinquanta bus da tutto il nord più auto private e diversi pullman: così la Lega Nord
si riprende Genova per qualche ora —invadendo il Porto Antico—mentre per buona parte della mattinata la polizia fa da cuscino tra un centinaio di anarchici, fermati alla fine di Via San Lorenzo, e un gruppo di leghisti, alcuni dotati anche di vistose corna nibelunghe, contenuti invece ai Magazzini del Cotone. Dentro, è un Maroni-show era il 6 novembre del 1994 quando Bossi al Porto Antico genovese fece cadere il primo governo Berlusconi, ora che sono passati quasi vent’anni prova— inutilmente — Maroni a far lo stesso col governo Monti. C’è un tentativo evidente di collegarsi ad Alfano (“Angelino, approvate la legge di stabilità e poi staccate la spina a Monti e andiamo tutti al voto il 10 febbraio, cosi risparmiamo cento milioni’) e una gran voglia di prendersi la Lombardia, dopo il Piemonte e il Veneto. Circa mille i militanti presenti, in prima fila c’è Umberto Bossi che, salito sul palco, definisce Monti”un bauscia senza coraggio” e riceve in cambio valanghe di applausi.
Il pubblico rumoreggia: “Secessione, secessione”. Il nome di Belsito neanche viene citato: la segretaria della Lega Nord Liguria Sonia Viale ricorda che “anche nella nostra regione qualcuno ha pensato di toglierci dignità ma noi abbiamo dimostrato che la non è fatta di persone, è fatta di idee, di progetti, che non moriranno mai. Conta il progetto, come ci ha insegnato Umberto Bossi: siamo persone che non hanno paura e non saranno certo quattro scalzacani dei centri sociali a farci paura”. I “quattro scalzacani”, in realtà, sono un paio di centinaia di militanti che urlano ‘Centro storico libero dal razzismo” ma vengono accolti da fittissimi cordoni di agenti in assetto da guerra.
Dentro i Magazzini del Cotone il presidente della Regione Piemonte Cota rincara la dose: “Tutti gli Stati centralisti quando stanno per tramontare fanno vedere il volto più duro, aumentando le tasse, Monti vuole spremere il Nord come un limone, fino a farlo morire. Ma ora basta”.

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