Migranti, la Liguria vuole un Cie mano libera per le espulsioni, la vicepresidente Viale, Lega: «Asilo solo per i richiedenti»

GENOVA. «Nessuno ha mai detto “porte chiuse ai profughi”, a chi scappa da guerre e massacri. Per i richiedenti asilo i posti ci sono. Per tutti gli altri, no». Sonia Viale è Vicepresidente della Regione Liguria da pochi giorni e le sue parole,a prima vista, parrebbero un clamoroso cambio di rotta rispetto agli slogan della campagna elettorale o alle prese di posizione di Salvini o di Giovanni Toti. Così non è, ma di fronte all’emergenza Viale va un po’ oltre al mantra del “non qui da noi” intonato da settimane dai governatori di Liguria, Lombardia e Veneto. E indica un’altra soluzione, più operativa: un centro di identificazione ed espulsione per “filtrare” i clandestini e chi non si fa identificare. In Liguria. Che si aggiunga ai cinque ancora attivi in Italia che continuano a lavorare con numeri molto ridotti: la disponibilità complessiva è di 753 posti. «Non ci tiriamo indietro di fronte alle nostre responsabilità ma è il governo il primo ad essere inadempiente: prima non fa niente per bloccare i flussi, poi scarica tutto sui Comuni e le prefetture. Ma delle persone che arrivano sulle nostre coste, secondo quanto comunicato dal capo della polizia, solo un terzo presenta la richiesta di asilo. Gli altri o non si fanno identificare o sono già schedati come clandestini. Questi non devono entrare nel sistema di secondo livello di protezione per i richiedenti asilo, che punta all’integrazione e occupa risorse, ma essere espulsi. Invece vanno ad occupare le strutture del terzo settore che andrebbero destinate al disagio sociale degli italiani». Per questo Viale, di fronte alla richiesta del governo di istituire un “hub” regionale di prima accoglienza (oggi i migranti vengono smistati soprattutto dalla Fiera di Genova, in una sistemazione di fortuna), replicherà oggi con la richiesta di istituire un Cie in Liguria. «Lo dirò alla riunione di tutti i prefetti liguri con i sindaci oggi e spero che sia presente anche un sottosegretario, perché noi sappiamo bene che i prefetti possono solo obbedire, vogliamo una risposta politica ai nodi che poniamo». Perché secondo la vicepresidente, una volta “scremata” la quota di migranti economici e irregolari, «per i veri richiedenti asilo si devono accelerare le procedure per il riconoscimento dello status,ma non ci sono preclusioni». Nella stessa riunione, però, Viale e i sindaci chiamati a raccolta da Anci verranno messi di fronte alle nuove cifre nazionali per la ripartizione dei migranti, arrivate ieri con una circolare nelle varie prefetture. Per la Liguria sono previste 300 unità in più, rispetto a quanto programmato sino allo scorso 23 giugno. Per un totale di 753 arrivi spalmati nelle prossime due-tre settimane. Il sistema ligure però boccheggia: Anci è al fianco dei primi cittadini nell’individuazione degli spazi disponibili. Uno spiraglio si è aperto con la decisione dell’ Università di Genova di mettere a disposizione temporaneamente l’ex clinica chirurgica del San Martino. Decisione stigmatizzata ieri da Matteo Rosso di Fratelli d’Italia che annuncia «sopralluoghi a sorpresa». Ma benedetta dal sindaco Marco Doria, visto che su Genova continuerà a pesare la quota maggiore degli arrivi. In previsione dell’incontro di oggi la Commissione Immigrazione di Anci Liguria ha elaborato un documento di proposta alle Prefetture e alla Regione Liguria, per tracciare un modello efficiente ed efficace di accoglienza diffusa, «che superi l’approccio puramente emergenziale dell’accoglienza in grandi strutture a favore dell’utilizzo sostenibile di appartamenti disseminati sul territorio e gestiti dalle associazioni del Terzo Settore», spiega il segretario generale Pier Luigi Vinai. Ma per adesso la preoccupazione principale rimane la stessa: dove li mettiamo?

Tratto da ‘il Secolo XIX’ 23-07-15

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