Mozione sui Lavoratori Esodati del Consigliere Comunale di Genova Edoardo Rixi

MOZIONE Il Consiglio Comunale

Premesso che:

  • dall’inizio della crisi economica un altissimo numero di aziende in difficoltà, al fine di favorire l’uscita di personale considerato in esubero, hanno stipulato accordi di incentivo all’esodo o di messa in mobilità che prevedono l’accompagnamento del lavoratore al pensionamento attraverso l’erogazione di un incentivo economico;
  • l’articolo 24 del Decreto Legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla Legge 22 dicembre 2011, n. 214, ha introdotto una serie di modifiche alla normativa in materia previdenziale, a decorrere dall’1 gennaio 2012, tra cui la soppressione delle cosiddette pensioni di anzianità, e l’innalzamento del requisito anagrafico minimo per l’accesso al trattamento previdenziale di vecchiaia;
  • moltissimi accordi di incentivo all’esodo prevedono la possibilità per il lavoratore di fruire dell’incentivo economico, per il raggiungimento dell’età pensionabile, per un periodo massimo di due o tre anni essendo stati stipulati in riferimento alle norme che regolavano il sistema previdenziale anteriormente all’approvazione del citato Decreto Legge 6 dicembre 2011, n. 201;
  • a seguito di tale approvazione, per moltissimi lavoratori l’età minima per il pensionamento è stata prolungata anche di 4 o 5 anni.

Considerato che:

  • in sede di conversione del Decreto Legge 29 dicembre 2011, n. 216 (cosiddetto mille proroghe), il Governo aveva annunciato la presentazione di misure volte ad individuare ulteriori risorse al fine di risolvere il problema dei cosiddetti “lavoratori esodati”, il cui numero, secondo i dati diffusi dallo stesso Governo, si sarebbe aggirato intorno alle 75.000 unità;
  • tale cifra veniva tuttavia fortemente contestata dalle organizzazioni sindacali, le quali, sulla base di propri calcoli, sostenevano invece il numero dei lavoratori esodati ammontasse ad almeno 350.000 unità;
  • in tale occasione il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali negava l’attendibilità dei dati diffusi dalle organizzazioni sindacali e, smentendo quanto precedentemente dichiarato, annunciava che il problema sarebbe stato risolto non attraverso un emendamento al Decreto Legge 29 dicembre 2011, n. 216, bensì attraverso la presentazione di uno specifico entro il 30 giugno 2012;
  • in data 11 aprile 2012, nel corso di un’audizione presso la Commissione XI (Lavoro pubblico e privato) della Camera dei Deputati del direttore generale dell’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale è emerso che, secondo stime dell’Istituto, il numero dei “lavoratori esodati” era di circa 130.000 unità;
  • in data 12 aprile il Ministero diffondeva un comunicato ufficiale con il quale smentiva i dati dell’INPS ed affermava che, in base ai risultati del tavolo tecnico appositamente istituito, il numero dei lavoratori esodati “è di circa 65.000 unità e pertanto l’importo finanziario individuato dalla riforma delle pensioni è adeguato senza dover ricorre a risorse aggiuntive”;
  • in data 23 maggio, sulla base delle cifre diffuse nel citato comunicato, il Ministro del Lavoro provvedeva all’emanazione di un apposito decreto interministeriale, congiuntamente con il Ministro dell’Economia e delle Finanze;
  • in data 11 giugno organi di stampa hanno diffuso un documento dell’INPS secondo cui, in base a calcoli effettuati dall’Istituto su incarico del Ministero, risulta che il numero dei cosiddetti lavoratori esodati ammonterebbe in realtà a circa 390.000 unità;
  • secondo tale documento la discrepanza tra la cifra ufficiale diffusa dal Ministero ed i dati riportati dall’INPS sarebbe da attribuire al mancato calcolo di una serie di categorie di lavoratori: prosecuzione volontaria (133.000 persone autorizzate ai versamenti volontari nati dopo il 1946 e con un ultimo versamento contributivo antecedente il 6 dicembre 2011, per il decreto del Ministro Fornero erano solo 10.250 unità); cosiddetti cessati, ovvero coloro che sono usciti dal lavoro per dimissioni, licenziamento o altre cause tra il 2009 ed il 2011 che hanno più di 53 anni e che non si sono più rioccupati (180.000 secondo l’INPS, per il Ministro erano solo 6.890); lavoratori in mobilità (45.000 persone tra mobilità ordinaria e quella lunga, a fronte dei 29.050 “salvaguardati”); situazioni collegate ai fondi di solidarietà (26.200 a fronte dei 17.710 previsti); beneficiari del congedo straordinario per l’assistenza ai figli gravemente disabili (3.330 a fronte di 150).

Valutato che

  • malgrado la legge assegni all’INPS il compito di fornire le statistiche sulla copertura delle sue prestazioni assicurative, né l’Istituto né il Ministero hanno reso pubblici i dati sui lavoratori a vario titolo coinvolti in processi di ristrutturazione che prevedevano un pensionamento anticipato. Se lo avessero fatto per tempo i limiti della riforma varata a novembre sarebbero emersi in tutta la loro rilevanza, sollecitando soluzioni che tenessero conto non solo degli incentivi dei lavoratori ad andare in pensione, ma anche delle scelte dei datori di lavoro;
  • la confusione costruita negli ultimi mesi sul numero esatto dei lavoratori che avevano concordato un percorso verso la pensione sulla base di una normativa previgente e che, all’improvviso, si sono ritrovati senza più lavoro e senza possibilità di accedere alla pensione per l’allungamento dell’età pensionabile, ha creato una forte tensione sociale ed incrinato il rapporto di fiducia nei riguardi di chi decide della vita lavorativa e del futuro pensionistico degli italiani;
  • il problema dei cosiddetti “esodati” rappresenta uno dei più acuti problemi sociali del momento, i cui effetti risultano evidentemente non essere stati a suo tempo adeguatamente valutati, essendo tali provvedimenti privi di adeguate norme volte ad assicurare una transizione graduale al fine di minimizzare il disagio dei cittadini. Esprime
  • solidarietà ai lavoratori attualmente disoccupati perché coinvolti nel processo di innalzamento dell’età o dei requisiti per accedere al trattamento pensionistico;
  • censura per l’approssimazione e la superficialità con cui l’argomento è stato finora affrontato dal Governo.

Impegna il Sindaco e la Giunta Comunale A farsi tramite affinchè il Governo ed il Parlamento affrontino il tema al più presto, assumendo tutte le iniziative legislative ed esecutive necessarie alla risoluzione delle problematiche che interessano i lavoratori in esodo, per evitare che gli stessi rimangano senza stipendio e senza pensione per tutto il periodo necessario a maturare i nuovi requisiti. Il Capogruppo Dott. Edoardo Rixi

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