Salvini dal palco della Zena Fest critiche anche ai Giudici

Salvini: ora alle urne Veneto e Lombardia, poi tocca alla Liguria Il leader del Carroccio pensa al voto del 22ottobre «Con meno vincoli europei si governa meglio»

ALESSANDRA COSTANTE

GENOVA. Sul palco della Zena Fest, la prima festa leghista di Genova, Matteo Salvini sale prima di tutto per cantare. Ed è un omaggio a Fabrizio De Andrè, la “Città Vecchia”: «Alla fine magari canterò anche “Un giudice”, categoria di persone che in questi giorni ci sta dando da fare» scherza (ma non troppo) il Capitano. Nelle due ore che trascorre a Genova è l’unica pausa-simpatia che il leader della Lega Nord riesce a prendersi. Perché poi il pensiero corre al referendum della Catalogna, agli oltre 800 feriti manganellati dalla polizia spagnola: «Vedere un governo che carica e che manganella gli anziani nel 2017 è una follia: il sangue e la democrazia non hanno colore» dice nella grande piazza genovese al fianco del governatore ligure, l’alleato Giovanni Toti. E corre il pensiero anche ad un altro referendum, quello che il 22 ottobre porterà i cittadini di Veneto e Lombardia alle urne per sancire l’autonomia. «Abbiamo scelto una cosa diversa, non andremo a votare per la secessione ma in un referendum legittimo, riconosciuto anche dallo Stato, per cui si andrà a votare tranquillamente nei seggi elettorali per l’autonomia, per gestire meglio le scuole, le strade, i treni, gli ospedali. Il 22 ottobre sarà una giornata di festa e la polizia accompagnerà i cittadini col sorriso a votare».Autonomia cui ispira anche la Liguria che in consiglio regionale ha avviato lo stesso iter per un referendum simile: «Chiediamo meno burocrazia dello Stato, meno vincoli europei ci sono meglio possono governare sindaci e governatori. L’autonomia fa bene al Nord e a Sud. Spero di vincere in Lombardia e Veneto e di offrire la stessa possibilità dal 23 ottobre anche ai liguri».E non solo ai liguri: la stessa promessa, ieri Salvini l’ha fatta anche alla Puglia. Sul palco, sotto il tendone bianco con i simboli del Carroccio, Matteo Salvini ha attaccato frontalmente anche la giustizia e la magistratura genovese, rea secondo il leader del Carroccio di aver emesso contro la Lega Nord una «sentenza politica» per i 48 milioni di fondi pubblici che secondo il tribunale sarebbero frutto di una truffa ai danni dello Stato. «Quella di Genova sulla Lega è una sentenza bulgara sovietica o spagnola per restare all’attualità. Sappia il dottor Cozzi che può sequestrarci tutti i soldi ma noi andiamo a vincere anche con le tasche vuote», ha detto Salvini riferendosi al sequestro di quasi due milioni di euro dai conti della Lega Nord dopo le condanne per truffa ai danni dello Stato per l’ex tesoriere Francesco Belsito e l’ex segretario Umberto Bossi. Parole che agli squilli di tromba della vittoria alle politiche del prossimo anno si accompagnano a velate minacce: «Noi andremo a vincere e poi la riforma della giustizia la faremo davvero» ha aggiunto Salvini.

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