Sanzioni per il pescato sotto taglia, multe sempre più salate: la protesta dei pescatori, l’assessore Stefano Mai: una misura sproporzionata

Stampa Economica Nord Ovest 21-02-17

Sanzioni per il pescato sotto taglia Multe sempre più salate la protesta dei pescatori L’assessore Stefano Mai: una misura sproporzionata il caso PIER PAOLO CERVONE Non c’è pace nel mondo della pesca. Ora c’è la minaccia di magri sanzioni, qualcosa come 15 mila euro, nei confronti dei pescatori che catturano esemplari sotto taglia. Una delegazione è stata in Regione dall’assessore Stefano Mai che si è subito schierato a fianco dei lavoratori. Nel mirino ci sono le novità contenute nella legge 154/2016 che inasprisce, in particolare, il regime san-zionatorio. E i pescatori si faranno sentire dal governo con una manifestazione nazionale in programma il 28 febbraio a Roma. Dice l’assessore Mai: «Riteniamo che le sanzioni imposte dall’Unione Europea, e che il governo vorrebbe recepire, siano assolutamente sproporzionate rispetto alla presunta gravità delle violazioni eventualmente commesse dai pescatori professionali sulla detenzione a bordo di pescato sotto taglia.

Multe che possono arrivare a 15 mila euro per qualche chilo di pescato fuori norma e che potrebbero significare la fine dell’attività di decine di imprese della nostra costa e lo smantellamento di una flotta che rappresenta un settore importante dell’economia e dell’indotto collegato, quindi commercio all’ingrosso, al dettaglio e ristorazione oltre che un patrimonio strategico delle nostre tradizioni locali». I pescatori si sono già fatti sentire in varie sedi. Sono partiti da una delle “capitali” del settore in Liguria, ovvero Imperia. Qui, all’Infopoint del molo di Oneglia, hanno discusso i loro problemi. Erano presenti diverse marinerie provenienti da tutta la Liguria e una delegazione dalla Sicilia. A fare da portavoce della protesta, che interessa tutto il paese, Francesco Caldaroni, di Civitanova, presidente dell’Associazione Marinerie d’Italia e d’Europa. Dal 2007 lotta per portare avanti gli interessi dei pescatori e sta effettuando il giro delle marinerie di tutte le regioni per cercare di creare un gruppo unito che abbracci tutto il paese e porti avanti una protesta condivisa. Fuoco concentrico sui problemi nati dalle normative europee e dalle leggi previste dallo Stato. In particolare la 154 con norme entrate in vigore dal primo gennaio scorso. Spiega Caldaroni: «L’assemblea con tutti i pescatori liguri è servita per creare una unica voce che deve portare avanti la protesta. Non mi interessa fare associati. A me interessa unire il settore, solo così si possono risolvere le problematiche create dal Parlamento italiano, tipo la legge 154, che in automatico fa diventare illegale l’attività del pescatore. Noi cerchiamo di raggruppare il settore e portare la protesta a Roma. Siamo stati due settimane fa in Sicilia, e alcuni delegati sono voluti venire qui con noi per unirsi alla Liguria, e presto andremo nelle altre regioni, in Calabria, Puglia e Veneto. Contestiamo principalmente le quote relative ai pesce spada, inapplicabili in Italia, e la 154, che porta le multe per l’utilizzo dei palangari fino a 150 mila euro e fino a due anni di carcere. Un commerciante di droga è meno imputato di un pescatore». E aggiunge Stefano Briola, presidente della Cooperativa di Portofino: «La pesca con le normative attuali, specialmente con *** quelle in vigore dal primo gennaio, non può più andare avanti. Appena uscite dai porti le barche saranno automaticamente fuori regola. Quest’ultimo decreto è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso». Da La Spezia a Ventimiglia sono quasi mille le imprese ittiche, tra produzione e commercio di pesce fresco e conservato, attive in Liguria nel 2016. Rispetto al 2015 c’è stata una lieve crescita. Sono soprattutto commercianti all’ingrosso o negozi al dettaglio. Il maggior numero di attività è in provincia di Genova 482 imprese, 0,2%), seguita da La Spezia (247, -1,2%), Savona (149, 4,9%) e Imperia (111, -0,9%). Il pesce lavorato di importazione arriva soprattutto dalla Spagna, ma anche da Indonesia e Paesi Bassi. Si segnala la forte crescita dell’import dal Centro e Sud America, con l’Ecuador a 61,8%. «La pescheria di fiducia continua a rappresentare un punto di riferimento per il consumatore – è il commento degli esperti del settore – non soltanto per la garanzia su qualità e freschezza, ma anche per i suggerimenti che gli operatori commerciali sono in grado di fornire. E consentire al cliente di poter preparare al meglio i prodotti ittici acquistati. Preoccupa il calo dei volumi del pescato nazionale e anche dei quantitativi di qualità provenienti dall’estero».

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