Tra i nemici dell’agricoltura c’è anche la burocrazia

Cittadino di Genova di domenica 9 aprile 2017

Norme europee più restrittive per i patentini per l’uso di fitofarmaci e trattori Tra i nemici dell’agricoltura c’è anche la burocrazia I1 vero parassita dell’agricoltura è la burocrazia: ne sono sempre più convinti coloro che operano faticosamente in un settore di primaria importanza, ma poco retribuito. I costi per esercitare l’agricoltura, anche a livello di appassionati, aumentano continuamente, a causa delle normative europee. In parti-colar modo, sono necessari appositi patentini per i fitofarmaci, per il trattore e per la motosega. Nel dettaglio, il patentino per i fitofarmaci è un’abilitazione, che serve per l’acquisto e per l’uso di tutti i tipi di prodotti in agricoltura, dal più semplice solfato di rame al più sofisticato insetticida. Per il suo conseguimento sinora era necessario un corso di 20 ore, al costo di 70 euro: dal 1 aprile è stato aumentato il numero di ore. La validi-ta è di cinque anni; per il rinnovo è sufficiente un corso di 12 ore. “Il patentino -precisa Giobatta Raffo, consigliere della cooperativa agricola Lavagnina- deve farlo chi usa questi prodotti e chi li deve acquistare in negozi specifici: diserbanti, anticrittogamici, fungicidi, pesticidi”. Anche per guidare il trattore, sono in vigore norme precise: “l’abilitazione -spiega Paolo Corsiglia, vice presidente della Coldiretti di Genova- è necessaria sia per trattori gommati che cingolati: chi da più di due anni utilizza questa macchina deve seguire solo un corso teorico; chi lo guida da minor tempo deve fare anche un corso pratico”. C’è, poi, il patentino per la motosega: in questo caso, si tratta di una formazione che il datore di lavoro deve fare ai suoi dipendenti. I titolari di aziende agricole e coloro che utilizzano privatamente la motosega non sono tenuti all’abilitazione. “Tutti questi adempimenti sono onerosi -ammette Corsiglia-, ma la burocrazia ce li impone”. “Queste norme -puntualizza l’Assessore all’Agricoltura della Regione Liguria Stefano Mai- derivano quasi tutte da regolamenti europei e, di conseguenza, sono state recepite dal Governo italiano. I margini di manovra sono veramente pochi. Qualcosa siamo riusciti a fare riguardo ai fitofarmaci, approvando un provvedimento sui crediti formativi: coloro che hanno già un tesserino e devono rinnovarlo, se nel corso degli anni hanno ottenuto dei crediti, partecipando a convegni o seminari, non devono più fare un altro corso di aggiornamento”. Le risorse in agricoltura in questi anni potranno arrivare fondamentalmente attraverso il piano di sviluppo rurale, ma ci sono moltissimi ritardi, dovuti soprattutto a problemi informatici. Ci sono, però, alcune novità positive: “potremo rifinanziare -spiega l’Assessore Mai- due bandi, che avevamo già chiuso, quello per gli investimenti e quello per i giovani. Credo che questo sia un motivo di soddisfazione: dopo tanti no, che ci riserva l’Unione Europea, questa volta è arrivato un sì, che va a beneficio delle aziende del territorio. Il bando per i giovani, ovvero agricoltori sino a 41 anni non compiuti, era stato chiuso con 2,5 milioni di euro, ma avevamo ricevuto 199 domande per un totale di 5,6 milioni di euro. Il bando per investimenti era finanziato con 11 milioni di euro: sono arrivate 476 domande per 33 milioni di euro. Ora, potremo mettere nuove risorse per 25-30 milioni di euro, in modo da non perdere nessun investimento sul territorio. L’obiettivo della Regione Liguria è dare risposte a tutti”. Una partita sempre molto delicata è quella del latte: un anno e mezzo fa era esploso il problema della commercializzazione del latte delle valli genovesi, dopo che la Parma-lat non aveva più rinnovato l’accordo con i produttori. La Regione Liguria aveva trovato una soluzione tampone, ma adesso occorre andare avanti: “in Liguria -fa presente l’Assessore- il costo di produzione è quasi doppio rispetto alla pianura Padana; è quasi impossibile per noi concorrere; quindi, abbiamo pensato alla trasformazione del latte: stiamo lavorando a un accordo a tre tra il caseificio Pugliese, gli allevatori e il distributore Sogegross per formare una filiera del latte. L’obiettivo è quello di recuperare tutto il latte delle valli Polcevera e Scrivia, mandarlo a Torino per caseificarlo e riportarlo in Liguria per poterlo distribuire”.

Alberto Viazzi ***

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: