L’assalto delle tre leghiste

By on 18 luglio 2017

Italia Oggi di sabato 15 luglio 2017

di Valentini Carlo

Contro il governo sull’immigrazione. Sono le assessore di Lombardia, Liguria e Veneto L’assalto delle tre leghiste Un sondaggio: il 54% degli immigrati non vuole altri arrivi DI CARLO VALENTINI Si cementa l’asse tra le Regioni governate dal centrodestra contro il governo Gentiloni. L’attacco arriva su un tema delicato qual è l’immigrazione, cavallo di battaglia della Lega, che ha i due presidenti di Lombardia (Roberto Maroni) e Veneto (Luca Zaia), ma anche di Forza Italia, in particolare la corrente che più ammicca alla Lega, guidata da Giovanni Toti, presidente della Liguria. Non è un caso che i tre si siano messi assieme e abbiano dato il via all’arrembaggio. E loro, le «magnifiche tre assessore», sono partite lancia in resta. Sono leghiste d’assalto e non a caso guidano i rispettivi assessorati all’Immigrazione. Si tratta di Simona Bordonali (Lombardia), 46 anni, ex-capogruppo nel Comune di Brescia, dirigente d’azienda, Manuela Lanzarin (Veneto), 46 anni, di Bassano, ex-deputato, di professione interprete, Sonia Viale (Liguria), 51 anni, avvocato, ex-parlamentare. Insieme hanno preparato un documento al fulmicotone, assai esplicito, che preannuncia la durezza dello scontro che avverrà sulla questione immigrazione, con buona pace dell’«aiutiamoli a casa loro» di Matteo Renzi, dei «passi avanti in sede Ue» di Paolo Gentiloni, dei buoni propositi ma finora senza costrutto di Marco Minniti. B proclama che arriva dalle tre Regioni non si perde in preamboli: «Questo nostro documento vuole rendere ufficiale la resa dell’Italia di fronte all’invasione di clandestini che stiamo subendo. Mentre Renzi e Gentiloni propongono in modo aleatorio di aiutare gli immigrati a casa loro, il governo vuole approvare quello che sembra un manifesto di partito. Dovrebbe essere un testo rivolto all’integrazione dei rifugiati politici e invece vuole dare indicazioni agli enti locali anche sull’accoglienza degli aspiranti profughi».

Poco importa che il governo stia scrivendo il testo insieme alle associazioni che dovrebbero rappresentare anche gli enti locali del centrodestrra, pure quelli di Lombardia, Liguria e Veneto. Infatti tra i co-autori vi sono l’Anci, l’associazione dei Comuni, e l’Upi, l’unione delle Province, oltre alle Regioni Piemonte e Sicilia, e all’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati. Ma che un simile elaborato prenda corpo con l’opposizione di tre importanti Regioni non è un buon viatico. Continua il documento: «Il governo vuole catechizzare gli italiani sul linguaggio da utilizzare, bandendo espressioni come “migranti illegali” o “clandestini”. Noi non ubbidiremo ad assurde imposizioni linguistiche e continueremo a utilizzare questi termini senza alcun problema, visto che sono contenuti nel dizionario della lingua italiana. Nel piano si invita inoltre ad aprire su tutto il territorio nazionale nuovi luoghi di culto, con particolare riferimento alle moschee. Punto che non ci trova d’accordo anche per la poca chiarezza sulla provenienza dei fondi utilizzati per costruire i centri islamici».

Commenta l’assessora Sonia Viale: «Siamo semplicemente a fianco dei Comuni. La stragrande maggioranza dei sindaci, soprattutto dei piccoli Comuni, non riesce né a reggere la situazione attuale né tantomeno ad aderire alle richieste insistenti di trovare altri luoghi destinati all’accoglienza. I1 modello così com’è stato impostato non funziona. Se il governo ha incentivi da dare ai Comuni li preveda per quelli che garantiscono gli asili gratuiti per i bambini». Del resto in Liguria sarà la nuova giunta di centrodestra di Genova a dare il buon esempio: «La prima cosa che farà il Comune di Genova sull’immigrazione sarà uscire dallo Sprar, il servizio di protezione e assistenza ai migranti – preannuncia Edoardo Rixi, assessore regionale allo Sviluppo economico e segretario regionale della Lega. – Inoltre d’ora in poi sanzioneremo chi chiede l’elemosina pur essendo inserito in un programma di accoglienza ricevendo 35 euro al giorno». Mentre in Lombardia l’assessora Simona Bordonali svela i risultati di un sondaggio effettuato dall’Osservatorio regionale per l’integrazione: «Ormai anche gli immigrati residenti in Lombardia – dice – chiedono in netta maggioranza e in maniera convinta lo stop a nuovi arrivi e controlli alle frontiere, in quanto ritengono che tra i cosiddetti migranti si nascondano persone potenzialmente pericolose. Dalla rilevazione emerge che il 54% degli immigrati residenti in Lombardia è favorevole all’accoglienza solo nei confronti di coloro che scappano da guerre e persecuzioni e un ulteriore 12% crede che non si debba più accogliere alcun migrante. Solo il 34% degli stranieri ritiene che sia necessario accogliere tutti». Aggiunge l’altra assessora, Manuela Lanzarin: «Ci sono i dati ufficiale del 2015, Nel territorio veneto sono transitati circa 18 mila profughi richiedenti protezione umanitaria: di questi solo poco più di un terzo ha i requisiti per lo status di rifugiato, degli altri 10mila si sono perse le tracce». Le tre assessore vogliono un argine contro l’immigrazione e vanno a muso duro contro il governo. Scrivono nel loro documento: «Il governo Gentiloni vorrebbe che fossero gli enti locali a *** mettere le pezze a un sistema di accoglienza fallimentare e malato, senza nemmeno prevedere risorse da destinare ai progetti. Si parla ancora nel piano elaborate dal governo di immigrati che pagano le pensioni agli italiani e si suggerisce di dare priorità agli immigrati nell’assegnazione di lavoro e di case popolari. Siamo alla follia, al razzismo contro gli italiani». Che fare? La ricetta delle tre Regioni arriva alla conclusione della nota che hanno concordato: «Dichiarazione dello stato di emergenza, stop agli sbarchi con presìdi in Nord Africa e rimpatrio immediato di tutti i clandestini. Solo rispettando le regole di base e con un numero contenuto di arrivi sarà possibile attuare reali politiche di integrazione di chi davvero fugge dalla guerra, ossia solo il 5% delle persone che stiamo accogliendo attualmente».

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